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arancini

Certificare lo Street Food, si può?

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Se si può certificare lo Street food è una domanda che nasce dalle crescita inarrestabile di questo fenomeno. In questi ultimi anni infatti, lo Street Food ha dei numeri da capogiro: i dati dell’Osservatorio nazionale sul commercio – Ministero dello Sviluppo economico parlano di una forte crescita di venditori ambulanti mentre in proporzione stanno diminuendo negozi, bar e ristoranti.

In passato era il cibo veloce e poco costoso, ma anche gustoso e sostanzioso per dare forza a chi faceva lavori manuali. Oggi è diventato di moda e ci accingiamo sempre più spesso al cibo di strada anche per piacere, da cibo semplice ed economico è diventato un cibo curato nei dettagli e nella presentazione, è diventato oggetto di attenzioni da parte di chef di fama mondiale e critici gastronomici, lo Street food infatti, soddisfa senza dubbio i palati più esigenti.

Ma il cibo di strada non nasce certo in questi ultimi anni anzi, ha origini antichissime e non era ciò che vediamo oggi, le condizioni igieniche erano precarie e la presentazione del cibo non sempre invitante. Sembra che affondi le sue radici nell’Antica Roma, dove viaggiatori e passanti consumavano i pasti in piedi, appoggiati ai banconi delle tabernae che erano piccoli locali rivolti verso la strada. Da sempre rilevante nelle città del sud Italia, in particolare a Napoli con la pizza a portafoglio e a Palermo con arancini, pani cà meusa e pane panelle, ma anche nel centro e nord Italia, pensiamo al panino con porchetta di maiale del Lazio e delle Marche e alla piadina con i salumi in Romagna.

Chiediamoci però se c’è un’attenzione nella natura delle materie prime utilizzate, nella genuinità di ciò che viene proposto e qui sorge la domanda iniziale, possiamo certificare la qualità nel cibo di strada?

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Lo schema di certificazione CCPB infatti è applicabile alle forme di ristorazione più svariate, e naturalmente anche allo Street Food, purché di qualità. Secondo i parametri stabiliti dal disciplinare l’attività può infatti certificarsi dimostrando al proprio cliente quali materie prime utilizza, se sono bio o DOP/IGP/STP, e quali sono le sue caratteristiche in merito agli aspetti etici, agli aspetti della sostenibilità ambientale, ma anche certificare la propria offerta specifica se inquadrata nel vegetariano o vegano.

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